LA VALUTAZIONE ATEX, CLASSIFICAZIONE E DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI

È partita una campagna di accorgimenti e regolamentazioni volta a migliorare le condizioni dei lavoratori e prevenire il più possibile il verificarsi di eventi pericolosi. La direttiva ATEX regolamenta sia la costruzione di apparecchiature sia il loro impiego
Nella stragrande maggioranza dei processi industriali è previsto l’utilizzo di sostanze infiammabili o combustibili, che vengono stoccate, manipolate o trasportate. Escludendo le sostanze esplosive, o quelle chimicamente instabili, per le quali il pericolo è riconosciuto, in natura, esiste un elevato numero di elementi “insospettabili” che presentano la peculiarità, in determinate condizioni, di poter generare un’esplosione. Infatti, mentre la pericolosità di alcuni settori come quello chimico o petrolchimico risulta nota, lo è meno quella di alcuni ambienti lavorativi che potremmo definire “ordinari”, come ad esempio industrie agroalimentari, di lavorazione metalli, falegnamerie, distillerie, zuccherifici, zone di ricarica muletti. Sono proprio questi, infatti, gli ambienti in cui si sono registrati i più gravi incidenti. La prevenzione sulla sicurezza dei luoghi di lavoro rientra esattamente in questo discorso e, negli ultimi anni, a livello internazionale, si sta assistendo ad una massiccia campagna di accorgimenti e regolamentazioni volti a migliorare le condizioni dei lavoratori e prevenire il più possibile il verificarsi di eventi pericolosi. Inserite in questo contesto sono proprio le Direttive Atex, atte a regolamentare sia la costruzione delle apparecchiature destinate all’impiego in zone a rischio di esplosione, sia le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori in quegli ambienti.
Il D. Lgs. 81/2008 dedica undici articoli all’argomento “protezione da atmosfere esplosive”: dall’articolo 287 fino al numero 297; inoltre dedica anche due allegati: XLIX e L.

Articolo 289: (…) il datore di lavoro previene la formazione di atmosfere esplosive.

Articolo 291: (…) negli ambienti di lavoro in cui possono svilupparsi atmosfere esplosive in quantità tale da mettere in pericolo la sicurezza e la salute dei lavoratori, sia garantito un adeguato controllo durante la presenza dei lavoratori, in funzione della valutazione del rischio, mediante l’utilizzo di mezzi tecnici adeguati.

Articolo 293: (…) Il datore di lavoro ripartisce in zone le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive.

Articolo 294: Nell’assolvere gli obblighi stabiliti dall’articolo 290 il datore di lavoro provvede a elaborare e a tenere aggiornato un documento, denominato: «documento sulla protezione contro le esplosioni» (…)

Oltre al D. Lgs. 81/2008, esistono altre normative specifiche come la nuova direttiva 2014/34/UE. Essendo il risultato di un allineamento e una rifusione, le principali variazioni della nuova direttiva 2014/34/UE rispetto alla precedente direttiva 94/9/CE sono piuttosto limitate e non riguardano le caratteristiche più rilevanti dell’atto che rimane lo stesso: procedure di scopo, requisiti essenziali di salute e sicurezza, categorizzazione e valutazione della conformità. Va pertanto effettuata una valutazione del rischio (fase 1) e se presente, proseguita con la redazione di una classificazioni dei luoghi secondo le norme CEI in vigore (fase 2), nel particolare: CEI EN 60079, prodotta in inglese e poi tradotta in italiano ed equiparabile alla versione italiana CEI 31-34. Guida tecnica alla classificazione CEI 31-35.

Si classificano due macro-tipologie di prodotti che possono generare atmosfere esplosive:

  1. liquidi, gas e vapori
  2. polveri (che si differenziano per strati di polvere con solo rischio di incendio e nube di polvere che può provocare l’esplosione).

CHE COS'È L'ESPLOSIONE?

Un’esplosione è sostanzialmente una reazione di ossidoriduzione che ha come effetto principale la formazione di calore (reazione fortemente esotermica), solitamente accompagnata da una fiamma visibile. La condizione perché questa reazione avvenga è data dalla contemporanea presenza in uno stesso luogo di tre differenti componenti:
  • Combustibile: agente riducente, solitamente sostanze in forma di gas, vapori, polveri o fibre con determinate proprietà fisiche e in specifiche concentrazioni in volume.
  • Comburente: agente ossidante, tipicamente l’ossigeno presente in aria.
  • Innesco: qualsiasi sorgente di energia che sia in grado far iniziare la reazione.

Questa situazione è rappresentata in maniera schematica in quello che in gergo viene definito triangolo del fuoco, mostrato in figura 1.

Non tutte le miscele combustibile-comburente determinano un’atmosfera potenzialmente esplosiva: le condizioni che determinano la potenziale esplosività di un ambiente sono da ricondursi alle caratteristiche fisico-chimiche dei combustibili e alle proprietà che deve possedere l’innesco (energie di accensione) in relazione al tipo di combustibile. Un aspetto che è importante sottolineare è quello relativo alle sanzioni applicabili. Gli enti preposti a diversi tipi di controlli che possono richiedere di visionare la documentazione sono l’ATS (ex ASL), l’INPS, l’INAIL e i Vigili del Fuoco che possono addebitare sanzioni cha vanno da un minimo di 3.000 fino ad un massimo di 15.000 euro al datore di Lavoro e pene detentive fino a otto mesi. Inoltre la mancata redazione, se reiterata, può comportare anche la sospensione dell’attività imprenditoriale. A queste vanno aggiunte le sanzioni previste dal D. Lgs. 81/08 e SMI, in cui il datore di lavoro “È punito con l’arresto da quattro a otto mesi o con l’ammenda da 5.000 a 15.000 euro”.

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