Verifica della Messa a Terra secondo il DPR 462/01

La messa a terra è un aspetto fondamentale per garantire la sicurezza elettrica in qualsiasi attività professionale. Si tratta di un impianto che, attraverso l’installazione di appositi dispersori, collega a terra le parti metalliche di un impianto elettrico o di un apparecchio, dissipando eventuali scariche pericolose.

La normativa italiana prevede precisi obblighi per quanto riguarda la realizzazione e la verifica periodica dell’impianto di messa a terra. In particolare, il DPR 462/01 fissa regole stringenti per diverse tipologie di attività, al fine di tutelare la sicurezza di lavoratori e utenti.

Per un professionista è dunque essenziale conoscere la normativa e adeguarsi ad essa, al fine di evitare rischi e possibili sanzioni. Vediamo in dettaglio cosa prevede il DPR 462/01 e come eseguire correttamente la verifica dell’impianto di messa a terra

L’Importanza Strategica della Verifica della Messa a Terra

La verifica periodica della messa a terra non va vista come un mero adempimento burocratico o un costo, ma riveste un ruolo strategico per garantire la funzionalità e longevità degli impianti elettrici.

Un impianto di messa a terra efficiente e mantenuto con cura consente infatti di:

  • Evitare incidenti dovuti a cortocircuiti, dispersioni elettriche e scariche accidentali.
  • Limitare i guasti causati da improvvise variazioni di potenziale (fulmini, sovratensioni).
  • Allungare la vita delle apparecchiature sensibili, protette dalle improvvise scariche a terra.
  • Mantenere la continuità di esercizio, evitando interruzioni dovute all’intervento degli interrupt.
  • Ottimizzare i costi di manutenzione dell’impianto nel lungo periodo.
  • Adempiere sempre alle normative evitando sanzioni o incidenti che comportano responsabilità legali.


In poche parole, la messa a terra è un investimento che genera ritorni positivi nel tempo, oltre a garantire serenità e tutela da rischi potenzialmente disastrosi per il business. Affidarsi a tecnici competenti per le verifiche periodiche significa prendersi cura del proprio impianto elettrico.

Quali impianti sono soggetti a verifica?

In base all’articolo 4 del DPR 462/01, devono essere obbligatoriamente dotati di impianto di messa a terra le seguenti tipologie di attività professionali:

  • Aziende e uffici con ambienti soggetti a normativa specifica (ATEX, ambienti medici, etc.)
  • Attività con impianti elettrici alimentati a tensione superiore a 1000 V (cabine elettriche, grosse utenze industriali)
  • Cantieri, siti temporanei e attività itineranti
  • Luoghi con pericolo di esplosione o incendio
  • Strutture e impianti metallici significativi che possono introdurre il pericolo di tensioni di contatto (p.es. ponti, tettoie, etc.)
  • In generale, tutte le attività dotate di impianti elettrici di una certa potenza sono tenute ad avere un sistema di dispersione a terra. L’obbligo può scattare anche per uffici e negozi che superano determinati consumi di energia.

I rischi di non essere a norma

Realizzare e mantenere un impianto di messa a terra a norma non è solo un obbligo di legge, ma è soprattutto fondamentale per garantire la sicurezza sul lavoro e tutelarsi da possibili incidenti o malfunzionamenti.

Ecco i principali rischi per un’attività professionale che non effettua periodicamente la verifica della messa a terra secondo quanto previsto dalla normativa:

  • Sanzioni amministrative: la mancata verifica può comportare pesanti sanzioni da parte di ASL, INAIL e altri enti preposti ai controlli, con multe salate che possono arrivare fino a qualche migliaio di euro.
  • Pericoli per dipendenti e clienti: un impianto non a norma espone le persone presenti nell’attività al rischio di scosse elettriche, cortocircuiti ed elettrocuzioni. La messa a terra difettosa è tra le principali cause di incidenti di origine elettrica nei luoghi di lavoro.
  • Interruzioni dell’attività: se l’impianto elettrico non è ben collegato a terra, al minimo guasto o sovraccarico può scattare l’interruttore generale, bloccando di fatto tutte le apparecchiature elettriche e costringendo a sospendere l’attività.
  • Costi di riparazione: la rottura di apparecchi sensibili come computer, elettrodomestici o macchinari costosi può essere causata da improvvise scariche elettriche che una corretta messa a terra avrebbe dissipato. Il danno economico può essere ingente.

Oltre alle sanzioni e ai pericoli effettivi, va considerato il danno d’immagine e di fiducia qualora clienti e dipendenti venissero a conoscenza del mancato rispetto delle norme di sicurezza elettrica.

Insomma, l’adeguamento e la verifica periodica dell’impianto di messa a terra non sono solo un obbligo di legge, ma un investimento fondamentale per tutelare persone, attrezzature e business dell’attività professionale.

Valori limite e periodicità delle verifiche

L’articolo 9 del DPR 462/01 stabilisce che la resistenza di un impianto di messa a terra non deve superare i seguenti valori massimi:

  • 15 Ohm per utenze domestiche o assimilate;
  • 5 Ohm per cabine elettriche, utenze industriali, ambienti medici e attività a rischio esplosione.

La verifica della resistenza di terra va effettuata:

  • In occasione di nuove installazioni o modifiche sostanziali dell’impianto
  • Ad intervalli periodici di 2 anni per utenze domestiche e assimilate
  • Annualmente per strutture sanitarie, industriali, ecc. con rischio esplosione

La periodicità può essere ridotta sulla base delle condizioni di rischio specifiche o di particolari situazioni ambientali.

Procedura professionale per l’esecuzione della verifica

Vediamo come deve essere correttamente eseguita la verifica di messa a terra da un professionista specializzato:

  • Prima di tutto va effettuato un sopralluogo per verificare visivamente lo stato dell’impianto, la consistenza e posizione di dispersori e conduttori di terra.
  • L’area va poi preparata sezionando gli interruttori generali, scollegando le masse estranee e rendendo accessibili i morsetti di terra.
  • Si utilizza quindi un tester o telaio di misura inserendo le sonde nei morsetti di terra e azionando l’impianto. Lo strumento fornisce il valore della resistenza di terra.
  • Eventualmente vanno eseguite misure addizionali con metodo volt-amperometrico per confermare il valore nelle diverse condizioni di esercizio.
  • I valori misurati vanno registrati e confrontati con i limiti di norma per verificare la conformità dell’impianto.
  • Deve essere redatto un verbale di verifica dettagliato, riportando i valori, le procedure seguite, la strumentazione utilizzata.
  • Se i valori sono superiori ai limiti, vanno indicate le non conformità riscontrate e gli interventi necessari per l’adeguamento.

Il verbale va conservato in attività come registrazione ufficiale in caso di controlli. È buona norma affidare l’incarico per la verifica periodica sempre allo stesso tecnico specializzato, che conosce la storia dell’impianto.

Chi Deve Eseguire la Verifica?

La verifica dell’impianto di messa a terra, per essere valida e conforme alla normativa, deve essere effettuata da figure professionali abilitate e qualificate.

In particolare, sono autorizzati a eseguire le misure e redigere i verbali di verifica della messa a terra:

  • Ingegneri iscritti all’albo professionale, abilitati ai sensi del DPR 328/01.
  • Periti Industriali iscritti all’albo professionale.
  • Tecnici competenti in acustica abilitati ai sensi della Legge 447/95.
  • Installatori e manutentori di impianti elettrici abilitati ai sensi del DM 37/08.
  • Tecnici di aziende abilitate ad operare su impianti elettrici, se l’intervento rientra nei compiti affidati.
  • Enti e laboratori accreditati da ACCREDIA o da analogo ente europeo per l’esecuzione delle verifiche.
  • Tecnici dipendenti di enti pubblici (ASL, INAIL, ARPA) nell’ambito della propria attività ispettiva.
  • Liberi professionisti certificati secondo la norma tecnica CEI 0-14.

Rivolgersi sempre a professionisti o enti qualificati e autorizzati è la garanzia di una verifica eseguita a regola d’arte e conforme al DPR 462/01.

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